TERESA POMODORO

l'Anima di No'hma

Sappiamo cos’è l’anima e quando un luogo, una creazione artistica o letteraria, un evento ne sono privi lo avvertiamo. L’anima non è materiale eppure se ne percepisce la presenza: ecco perché l’anima dello Spazio Teatro NO’HMA è Teresa Pomodoro.

La fondatrice

Teresa Pomodoro

fondatrice e anima di No’hma, si è formata a stretto contatto con le più importanti personalità del panorama culturale milanese degli anni ’70: fondamentale l’incontro con Giorgio Strehler, creatore dello “Spazio, Tempo, Parola”, di cui Teresa entra ben presto a far parte, cimentandosi anche con la drammaturgia. In quegli anni i suoi testi vengono interpretati da figure di spicco come Franco Graziosi, Lucilla Morlacchi, Valeria Moriconi e Alberto Lionello. 
Sono queste prime esperienze a suscitare in lei il desiderio di creare un progetto teatrale innovativo, libero, senza limiti o preclusioni economiche, al servizio del sociale e di tematiche distanti da quelle del teatro di tradizione. La poetica di Teresa, segnata dalla coincidenza tra Sentimento e Parola, culmina nella creazione di Spazio Teatro No’hma, con la sua splendida sede nell’ex palazzina dell’acqua potabile di Via Orcagna. Nelle prime stagioni sotto la sua direzione, No’hma porta il teatro nei luoghi della solitudine sociale, con i laboratori presso le case di reclusione di Milano Opera e San Vittore e lo spettacolo nel Parco di Ponte Lambro, che ha coinvolto gli ospiti rom della Casa della Carità. Dal 2000 inizia una fruttuosa collaborazione con Mons. Erminio De Scalzi che culmina con la performance “Sant’Agostino in Sant’Ambrogio tra biografia e parola” del 2004, nella cornice della basilica di Sant’Ambrogio. Nel 2006 il ciclo “Pensiero e Fede” è dedicato a figure del mondo laico che si sono a lungo interrogate sul legame tra umano e divino. 
L’anno seguente Teresa propone una serie di rappresentazioni dedicate a Madre Teresa di Calcutta, Gandhi, Martin Luther King jr. e Mohandas Karamchand, le “Grandi figure della Pace e della Solidarietà umana”. Nel 2008, infine, ha proposto una serie di riflessioni dedicata agli “Educatori che costruiscono un Patrimonio Universale”, Don Lorenzo Milani, Padre David Maria Turoldo e Don Primo Mazzolari. 
Teresa, donna di cultura, di forti passioni artistiche e civili, ha saputo creare uno spazio nel quale l’uomo potesse riflettere sulla propria condizione, rappresentare se stesso e promuovere un cambiamento. No’hma è la più alta sintesi del percorso di Teresa: un’eredità umana e artistica straordinaria, raccolta con coraggio dalla sorella gemella Livia alla sua morte, dieci anni fa.

I FRAMMENTI DI TERESA

un’opera d’arte unica e preziosa per raccogliere gli scritti
di una così grande protagonista della cultura italiana e internazionale.

È un affresco sorprendente del nostro tempo e restituisce con forza al lettore il concetto libero e inviolabile di bellezza e umanità attraverso l’armonia corale delle arti in esso rappresentate. 

Scrive Rainer Maria Rilke in una lettera datata Monaco, 8 Novembre 1915: “Com’è possibile vivere, se non possiamo affatto penetrare gli elementi di questa vita? Se perpetuamente siamo insufficienti nell’amare, nel decidere incerti e incapaci di fronte alla morte, come è possibile esistere?”. Muovendo da questi pensieri, un venerdì Santo, il 5 Aprile 1996, siamo entrati nella Casa di Reclusione di Opera, attori, musicisti, umanisti, scienziati e ci siamo rivolti ai detenuti, per “vivere” insieme quelle domande, per imparare ad avere cura della vita, per dare spazio alle profondità dei sentimenti, e ha avuto così inizio una grande “infinita” esperienza.

È stato tracciato un cammino, finalmente non estraneo, si è aperto uno spiraglio che induce ad un rovesciamento del pensiero, ad una trasformazione di ciò che siamo abituati a chiamare destino e pensiamo ci venga unicamente da fuori, mentre invece davvero esso nasce da noi stessi. Giungere a tanta perfetta chiarezza è impossibile quando esperienze di vita precedente, condizioni del presente opprimono, deformano i giudizi, ci pongono nel torto della rabbia o del silenzio, ma in questo caso l’indicazione di un mutamento, per quanto possa rivelarsi lento, lungo, una crescita della vita, la riconsiderazione delle radici, il sorgere di una volontà nuova, la ricerca di equilibrio, la tensione alla purezza, pure colma di tutti i difetti, tutto questo ha cercato di farsi strada e si è fatto sentire attraverso la vivacità dei colloqui con i detenuti, attraverso i loro interventi costanti sempre appassionati, sempre tesi a scandagliare, a volte con toni di smarrimento, a volte con toni di sicurezza, sempre con sofferenza, il rapporto tra sé e l’altro, tra gli effetti del proprio pensare e agire e le risposte esterne, del mondo fuori da sé. Di qui sono emerse le domande di una penetrazione maggiore nella conoscenza, le richieste di una adeguata preparazione a cogliere elementi di apertura alla varietà dei problemi, anzi una sollecitazione urgente e pressante per una visione di più ampio respiro che distanzi nell’analisi ma tocchi le cose, le sappia far vivere, nella concretezza del quotidiano, nella più reale delle materialità, per non continuare a soggiacere alle angustie dei pregiudizi, alle convenzioni, agli errori coatti e ripetuti, al vuoto in cui c’è il pericolo di perdersi.
A tutto questo, che ci veniva rivolto, abbiamo deciso di dare risposta molto convinta, ostinata, negli ambiti di un’azione che nella cultura e nel sociale trova il senso più profondo, la necessità stessa e la 

passione del suo agire. Si legge in “Schopenauer come educatore” nelle Opere di F. Nietzsche: “Un viaggiatore, che aveva visto molti paesi e popoli e più continenti, e a cui fu chiesto quale qualità degli uomini avesse ritrovato ovunque, disse: essi hanno una inclinazione alla pigrizia. A molti parrà che più giustamente e più validamente avrebbe potuto dire: sono tutti pavidi. Si nascondono dietro costumi e opinioni. Ogni uomo in fondo sa benissimo di essere al mondo solo per una volta, come un “unicum”, e che nessuna combinazione per quanto insolita, potrà mescolare insieme per una seconda volta quella molteplicità così bizzarramente variopinta nell’unità che egli è: lo sa, ma lo nasconde Dagli incontri, dalle parole che abbiamo scambiato, donato e ricevuto in dono, dai versi dei poeti recitati, dalle note musicali, dal respiro che il luogo così animato e così vissuto insieme, hanno restituito, sono nati interessi, attenzione, curiosità, sui libri, sugli argomenti, sugli scrittori, situazioni e personaggi, e infine si è giunti alla richiesta da parte dei detenuti dell’incremento e della cura della loro biblioteca interna, già egregiamente organizzata, per l’ottimo lavoro che vi svolgono il Bibliotecario, gli agenti addetti, gli educatori sociali. Al di sopra di tutto colpisce nella sua realtà la sorprendente scoperta della inafferrabile grandezza del libro, considerato non più oggetto, non più spazio a volte inaccessibile, non più creatura estranea, ma elemento da rendere proprio, presenza importante alla pari dei sentimenti, dei pensieri, delle speranze, delle esperienze.

Nell’aprirsi al libro, nel voler materialmente possedere la pagina scritta che nella solitudine si carica di emozioni, di suggestioni, di giochi dell’intelletto, non si misura più il tempo, si sfugge all’irrigidimento e alla ripetizione delle opinioni oziose o faziose, per esercitarsi ad alimentare un dialogo che tiene avvinti, che si sviluppa con l’eccitazione del nuovo, e questo lavoro che abbiamo scelto di realizzare somiglia a quello di mani sapienti ed energiche nel tessere un arazzo annodando fili, tenendoli l’uno con l’altro, sciogliendo nodi e facendo crescere colori e immagini, unendovi la calma e la pazienza che, trattandosi di una crescita fa pensare alla maturazione dell’albero, nel suo risveglio sereno, vigoroso, calmo, privo di ansie, sia che lo scuota il vento, sia che lo incalzino le stagioni. da Le quinte dell’anima.

Esperienza di cultura nella casa di reclusione (Opera - 1997)

ATENA:

Poveri alberi! Vittime straziate dagli uomini! Come potrò riscattarvi... Gli uomini ormai non mi riconoscono! Sono io, Atena, Minerva, Pallade, sono la dea della guerra e della pace, delle arti, delle industrie, della saggezza, operaia per eccellenza e inventrice di tutto ciò che è utile all’uomo. Ma tutto questo oggi non serve a nessuno! come voi alberi, anch’io sono roba inutile. Anch’io sono stata bruciata viva nella memoria e nel culto. Come voi, dolenti, innocenti creature massacrate dalla furia degli uomini! Le vostre vite e la vostra morte, alberi, voi nascete dalla scura terra, come io sono nata dalla testa pesante e dolorante di mio padre Zeus, che innamorato di mia madre Meti, la saggia, la trasformò in una mosca e la inghiottì. Così venni concepita ed Efesto fece il resto, spaccando con un’ascia la testa di Zeus per liberarlo dal dolore. In occasione della fondazione di Atene quando la cittadinanza fu chiamata a scegliere il dio tutelare, sbaragliai tutti i concorrenti, finanche Poseidone che fece dono agli ateniesi dell’acqua scaturita da una roccia. Io, contando sulle donne che amano la cucina e la pace, e che nelle elezioni sono sempre più numerose degli uomini, piantai un ulivo, utile e prezioso, simbolo di pace e prosperità. Voi ora bruciate, povere anime, eh già, gli uomini credono che non avete sensibilità, ma voi soffrite il freddo, il caldo, la sete, la fame e loro se ne fregano! Tutto è stato dimenticato. Alberi, urlate la vostra rabbia, che il fuoco divori chi lo ha appiccato alle vostre antiche e fresche radici. Cosa credono questi squallidi di distruggervi? Illusi! Follia, follia degli umani. Da una parte vi bruciano, poi si inventano ambientalisti, vogliono salvarvi, proteggervi e dimostrano di non aver capito niente. L’uomo deve proteggersi, voi sopravvivrete alla estinzione degli uomini. Tra le fiamme, l’uomo ha decretato la sua fine! Urlate, ridete...

da La danza degli alberi (2008)

Così l’anno scorso ha inizio il pellegrinaggio in questo non-luogo divenuto “luogo”, confortevole, pulito, piacevolmente colorato, attrezzato e dotato di comodità, ma ricoperto di cenere, cenere di vite provate, del freddo di sofferenze fuori e dentro di sé, di occhi che hanno pianto, anche occhi di bambini, senza sapere perché, di che cosa si trattav prima di essere cacciati, insultati, espulsi dalla convivenza; questa cenere ricopriva quei volti disfatti dalla fatica… …eccoli i protagonisti-attori impossessarsi dei loro personaggi, affidarsi ai copioni Croce e delizia di ogni attore, Contando moltissimo su di noi e un po’ su se stessi, …Tornando a casa dopo le prove, a sera tarda, temevo e tacevo, pensando alle tante vite e storie che restavano acquattate attendendo di potersi forse mostrare un giorno come in uno specchio e pensavo agli incontri di ognuno di loro con questo o quel personaggio, senz’ altro compito che di esistere, come forse avrebbero voluto per se stessi. ecco perché questo mio teatro può esistere solo in questi non-luoghi dell’anima per accentuare e illuminare sentieri impervi, strade faticose, tutte terrestri, Dove il suono dei violini è lontano, E lo stesso cielo è una cavità astratta, Per penetrare nel sottosuolo E risalire con prudenza, Giungendo alla costruzione del “luogo dell’anima” Attraverso varchi di empatia e pensiero, Densi e luminosi come un volo di lucciole In una calda notte d’estate.”

da Dall’incertezza alla speranza
I non-luoghi di Teresa Pomodoro (2006)

Bambino: Senti birraio, a Gesù bambino piace la birra?
Birraio: Credo di sì, ciò che non gli piace sono le liti fra voi, le liti del condominio... Gesù si e’ messo in viaggio in braccio alla sua mamma da molto tempo e sta cercando casa... Magari nel condominio, scala B.
Birraio: …ogni volta che si accendono in cielo le stelle, la notte di natale, la stella cometa, la più luminosa fra tutte ci prova ad indicargli la strada... Non è facile, bisogna 
superare gli ostacoli creati dagli uomini, orientarsi fra le luci della città, i fari delle automobili, che sono troppe, poi le nebbie, i vapori del riscaldamento e talvolta la neve che copre tutto e confonde... Bisogna non perdere la speranza e soprattutto non litigare sempre, volersi un po’ più di bene, basta poco perché Gesù bambino trovi strade serene e sicure.
Bambino: e quando trova qui l’altro Gesù nero? non e’ che se ne scappa?
Birraio: No, quel Gesù nero è lui stesso e lui sa di essere atteso allo stesso modo in ogni angolo della terra. allora volete concludere il patto di amicizia e di festa facendo le “prove” del corteo della processione?......
Birraio: ogni angelo non può godere della gioia e della speranza perché Dio gli ha donato tutto in anticipo; ma possiamo sempre aiutare l’uomo perché Dio ne ha fatto una creatura che soffre, viene sovrastato dall’ansia e anche quando è in preda alla disperazione, può aggrapparsi alla speranza. È lì, verso la speranza che dobbiamo condurre gli uomini e Dio per questo ci manda qua e là a sciogliere nodi, conflitti più che mai nella notte più magica e tenera di tutti i tempi, raccolti in quella Betlemme, dove volerò tra poco, per scaldarmi anch’io alla luce e al calore che emana dal piccolo corpo caldo del bambino divino. Non lo sapevate che anche gli angeli sentono freddo?”

da Festa di Natale nel condominio Scala B (2006)

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