La Stagione 2019/2020

No’hma è un Teatro libero, senza limiti o preclusioni, perché indipendente. 
Un progetto che opera sulla frontiera del nuovo che scorre, spesso sottotraccia, in ogni angolo del mondo. Aperto alle tematiche spesso escluse dalla cultura di tradizione, abbatte muri, mescola linguaggi e codici culturali per individuare nuove vie di comunicazione, creazione ed elaborazione artistica. 
Uno spazio dove l’uomo può rappresentare sé stesso, riflettere sulla propria condizione e promuovere 
(immaginare) il cambiamento. Un punto fermo nel panorama culturale, ma in continuo movimento.
Una idea rivoluzionaria ed unica di Teatro per tutti, dove non è’ richiesto pagare il biglietto, ma è necessario un genuino interesse per la dignità dell’uomo e le relazioni tra le persone. Un successo dimostrato dai numeri: in 11 anni oltre 400 spettacoli provenienti dall’Italia e dal mondo, 700 alzate di sipario, mezzo milione di spettatori e più di 30 spettacoli in cartellone nella stagione in corso.
by Teatro No'hma

Il mondo che vorremmo

Le luci si riaccendono, le quinte si rianimano

e di nuovo il cuore batte a tempo accelerato. Si alza il sipario su una nuova Stagione allo Spazio Teatro No’hma. Dopo undici anni, ci presentiamo ancora davanti al nostro pubblico con la passione di chi parte per una splendida avventura. Spettacoli inediti, rappresentazioni originali e la spinta innovatrice di alcune gemme rare si alterneranno in scena da ottobre fino a luglio. Non è stato facile scegliere: l’anima inclusiva del “Teatro Nudo” di Teresa Pomodoro ci impone di aprire gli occhi e cercare avanti, inseguendo chi ha il talento per sperimentare, ma anche indietro, dove “gli ultimi” non si rassegnano, forti della loro straordinaria identità.

Da sempre, l’ambizione dello Spazio Teatro No’hma è presentare molteplici voci fuori dal coro, in grado di accompagnare chi è seduto in platea oltre le pareti del teatro, dentro il mondo.

E al mondo, di ciascuno di noi e di tutti, è dedicata la Stagione. Un mondo portato in scena come luogo comune di vizi globali e potenzialità individuali, come madre terra sulla quale danziamo incuranti del suo grido di dolore, come fucina di speranze, contraddizioni e diversità.

“Il mondo che vorremmo” – titolo e tema civico, etico e culturale della Stagione 2019-2020 – succede a “Le relazioni tra gli uomini” che abbiamo rappresentato con successo l’anno scorso: un racconto che ha evidenziato come i rapporti tra gli uomini siano una conditio sine qua non per il progresso, ma anche terreno fertile per derive inquietanti. La differenza è il fattore umano. Ciò che conta è l’uomo e la sua anima e come questa emerga nelle relazioni. Perché è chiaro che comunque nessuno può farcela da solo.

Da questa fatidica condanna ripartiamo quest’anno, perché solo uomini capaci di mettere in relazione le proprie anime possono volere “il mondo che vorremmo”. “Ieri ero intelligente e volevo cambiare il mondo. Oggi sono saggio e comincio a cambiare me stesso”. Rumi, il mistico poeta persiano, ci racconta con una sintesi essenziale che ogni cambiamento, anche il più ambizioso e globale, comincia sempre dentro ciascuno di noi. Non esiste un mondo che vorremmo, se il primo impulso non avviene in quel gigantesco microcosmo che orbita nella nostra anima. E – sottintende Rumi – ieri non ero stupido, ero intelligente. L’intelligenza è sopravalutata, soprattutto per cambiare il mondo.

E il teatro, cosa può fare di fronte ad un’ambizione così grande? Che ruolo può interpretare per sostenere questa urgenza universale? Accontentarsi di mettere sulle assi del palcoscenico qualche ora di arte intrattenitrice, tra l’apocalittico e l’utopistico? In fondo, già Omero sosteneva che gli dei mandassero le sofferenze perché i poeti avessero qualcosa da cantare.

Il teatro può ancora fare molto, anche nella nostra epoca. Soprattutto nella nostra epoca. La superficialità è il raffreddore del mondo: ne siamo colpiti tutti, è trasmissibile, non è quasi mai mortale ma mina comunque la qualità della vita. Una superficialità che diventa cronica ed esiziale nella comunicazione di massa: mille informazioni al minuto raccontano un presente globale, continuo e forsennato che non diventa mai passato. Una buona parte di questi dati sono falsi, la maggior parte inutili o solo futili. E intanto chi li riceve non sa più leggere, è sufficiente guardare; non sa più scrivere, è sufficiente postare; non sa più ascoltare, è sufficiente parlare. Il teatro, in questo quadro patologico, è un antibiotico che agisce nel profondo, che costringe all’ascolto, che riesce a divaricare passato e futuro e, in mezzo, il presente è una platea da cui scoprire il mondo e un po’ di sé.

Nella Stagione 2019/2020 lo Spazio Teatro No’hma, mettendo in scena un tema così etico, si assume un impegno che trascende la vocazione artistica: i teatranti, le compagnie, i testi originali, lo spirito del “Teatro Nudo” di Teresa Pomodoro, forniranno al pubblico uno strumento multimediale di “coscienza aumentata” che consentirà di esplorare, durante tutta la Stagione, diversi itinerari per cercare “Il mondo che vorremmo”.

Il Manifesto della stagione

MANIFESTO

MANIFESTO stagione 2019/2020

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