Temi della stagione 2016-2017

Temi della stagione 2016-2017

stagione-2016-2017-immagine-per-temaIl soffio si diffonde dalle pieghe lunari nel silenzio che feconda la psiche nel momento della generazione, nell’oscuro e caldo grembo materno; il grembo raccoglie quel respiro cosmico che decide il segno sotto il quale l’uomo è avviato al proprio destino. Un battito universale che pulsa, eppure pare sempre più flebile, attutito e coperto dal frastuono della vita razionale e ragionata. Ma l’uomo non dimentica. La memoria primordiale è il suo riscatto, non quella digitale; la sintonia e sincronia dell’energia vitale sono dentro di lui, a tenerlo agganciato al Tutto; non dimentica la liturgia enigmatica con cui la Natura compie il miracolo della trasmissione dell’identità e dell’unicità.

Ecco, forse per riascoltare il brusio dell’esistenza, farsi scompigliare i capelli dal soffio vitale, il segreto è restituire alla sua dimensione il segreto stesso, rientrare nella sfera dell’intuizione, dell’immaginazione che si apre prima nella mente, l’allaga di richiami e simboli ancestrali, e poi si diffonde nell’Oltre. Una dimensione d’assenza di peso, sgravata del macigno della ragione e della materia che ingombra i nostri giorni, e che ci conduce direttamente alla facoltà di percepire le cose immaginandole: quell’energia irrazionale che concedeva agli arcaici il brivido d’accarezzare i segreti della vita e quindi della stessa verità. Energia che alimenta il mistero; sentimento magico dell’esistenza che produce energia vitale. Desiderio e Storia.

Ci si chiede da dove venga tanta stanchezza; gli uomini si guardano e riconoscono negli altri la stessa spossatezza. Invidiano il ronzio forsennato d’una mosca, il rigoglio del melograno, le falcate del ghepardo; hanno nostalgia di qualcosa che balena come un archetipo nella penombra della sera, ma che temono quanto l’innesco d’un ordigno. Cercano fonti razionali che trasfondano linfa vitale, strumenti che allentino l’asfissiante inconsapevolezza d’esistere, nuove idee contro l’anemia dell’immaginazione e dell’istinto. Spaesati e immobili ci guardiamo intorno, decifriamo la realtà con gli occhi di sonnambuli come se stessimo per attraversare un invisibile confine, qualsiasi scarto verso una cruda verità potrebbe spaventarci, basterebbe poco perché venissimo travolti dalla paura… Non osiamo guardare negli occhi il mare, terrorizzati per le conseguenze di quello sguardo, come fosse il sole o la sofferenza o la solitudine: guardare il mare secca la bocca, riarde la gola, fa vedere la vita e addirittura la morte, misura le forze dei deboli; guardiamo allora in basso sugli schermi che annunciano infinite alternative, inesauribili agevoli possibilità, vi c’aggrappiamo come se la perfida Techne fosse una mano tesa a salvarci dall’oblio in cui sentiamo di poter affogare da un momento all’altro se solo osassimo alzare gli occhi.

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